Il guardiano della collina dei ciliegi, la recensione di un’avventura
Franco Faggiani racconta la vera storia (o forse no) del maratoneta Shizo Kanakuri
Serena Mosso | 22 May 2019

Un ragazzo con genitori distanti, affamato d’affetto e alla ricerca di sé, è destinato a diventare uno dei più grandi maratoneti del suo Paese. Ma solo se sceglierà ciò che lo fa stare bene davvero e rinuncerà alle aspettative che gli altri hanno su di lui. Compreso l’imperatore del Giappone.

Shizo Kanakuri è realmente esistito e Il guardiano della collina dei ciliegi è la favola romanzata della sua vita, che Franco Faggiani ha da poco pubblicato nella collana Le strade della Fazi Editori. Il percorso di uno studente brillante e “di buona famiglia” apparentemente già tracciato, con una facoltà universitaria imposta dal padre e accettata per senso del dovere. Shizo ha però una grande ricchezza: correre in mezzo a boschi e colline, attività che lo aiuta a dimenticare la malinconia e che lo fa sentire “realmente libero, unico, leggero, in sintonia completa con il creato”. Un’oasi – spaziale e mentale – in cui essere se stesso e dimenticare la famiglia anaffettiva e la mancanza di veri amici.

Non sarebbe meraviglioso se il proprio passatempo prediletto diventasse un autentico lavoro riconosciuto da tutti? E che conquistasse la stima e l’affetto degli altri?

Forse sì, ma non per Shizo. L’interesse del Maestro Jigoro Kano, che lo nota correre nei dintorni dell’università e gli affianca un vero allenatore, è destinato a procurargli nuove imposizioni anche in quella corsa che finora è stata per lui sinonimo di leggerezza e libertà. Ci si mette di mezzo persino l’imperatore del Giappone, che chiede a Shizo di partecipare alla maratona delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912. E per non farci mancare niente, a Shizo viene anche comunicato che in futuro dovrà studiare francese oltre che l’inglese, lingue indispensabili per trattare con l’Occidente ma per cui lui non smania di certo. Shizo accetta senza farsi troppe domande il carico che gli viene imposto, comprese tutte le aspettative sportive, di studio e di lavoro per tenere alto l’onore della sua famiglia e del Giappone. Perché “lei da questo momento è il Giappone”, come gli dice l’imperatore. E all’imperatore si può forse dire di no?

E così Shizo parte, va a Stoccolma, inizia a correre, supera tutti durante la maratona, sta per arrivare primo… e si addormenta.

È il corpo che cede? È il corpo che si ribella? Il corpo sa sempre cosa l’anima vuole davvero, anche se la nostra cultura non sempre ci esorta a dare credito ai suoi segnali. Vale in Occidente come in Giappone.

Il corpo di Shizo dorme per ore, la mente di Shizo al risveglio si vergogna enormemente per il disonore che teme di aver procurato al suo Paese. Come tornare in patria?

Non resta che andare lontano.

Shizo non sarà solo, nella sua fuga. Ci sarà Kuma Ishikawa al suo fianco, ironico e bislacco amico incontrato per caso su un treno e con un segreto di quelli che se-te-lo-dico-poi-devo-ucciderti (o arruolarmi con te nella Legione straniera, per cambiare le nostre vite). Avventura e oblio sono proprio ciò di cui i due hanno bisogno, almeno per qualche tempo. Fino al ritorno di Shizo in Giappone e al suo incontro con la collina dei ciliegi.

Shizo con due nomi, Shizo con due identità diverse, Shizo con due vite. La sua seconda vita, quella da guardiano della collina dei ciliegi, porterà alla sua esistenza solitaria quegli affetti e quel contatto con la natura che ha sempre sognato e mai trovato nel mondo che cambia, che attraversa due guerre mondiali, nel Giappone occupato e che ricostruisce se stesso. Una collina che sembra libertà e prigione insieme, vita idilliaca e tragedia, ritrovata pace interiore e tormento indimenticato. Perché a distanza di decenni, quella maratona mai conclusa ancora brucia. E chissà che un incontro speciale, fatto in tarda età, non possa aiutarlo a tagliare il traguardo di cinquant’anni prima.

 

In una narrazione dai dialoghi centellinati, che registra quasi asetticamente le vicende del mondo ricalcando il modo attento, sveglio e parco di emozioni con cui Shizo vive il mondo stesso, Franco Faggiani sembra ricordarci che l’irrisolto può sempre essere ripreso e guidato verso il finale che vogliamo noi. Che a volte abbiamo bisogno di tempi lunghissimi per capire cosa ci fa stare bene. E andare a prendercelo.

 

In tre parole per me: silvestre, tormentato, laborioso.

Ti piacerà questo libro se: hai letto Robinson Crusoe e sei rimasto affascinato dall’ingegnosità con cui il protagonista si adatta alla propria sopravvivenza sull’isola.

Personaggio minore preferito: Kuma Ishikawa, naturalmente, che aiuta Shizo a fare i conti col pensiero del padre, del Giappone e delle sue responsabilità.

Chi deve leggerlo: chi subisce la fascinazione del silenzio.

Se questo libro fosse una persona sarebbe: il sosia orientale e un po’ misantropo di Daniel Day-Lewis.

 

Frasi e citazioni da Il guardiano della collina dei ciliegi:

“Correre restava la mia forma di preghiera.”

“Nella vita sono gli incontri e gli abbandoni che fortificano.”

“Il passato non merita nemmeno lo sforzo di un ricordo. Meglio guardare avanti, immaginare, vivere l’avventura della vita!”

“Che l’amore per il tuo lavoro possa nascere dall’incanto.”

“Eliminare i pensieri negativi per far sì che quelli positivi abbiano più spazio e vigore per svilupparsi.”

“La bellezza non basta a fermare l’irrequietezza del vento.”

“Una menzogna rimane tale per sempre ma una mezza verità con il tempo diventa una verità intera.”

“Solo chi chiude tutti i conti con il passato può riuscire a guardare oltre l’orizzonte e perdonare se stesso.”

“Essere fermi è essere egoisti.”

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