A tu per tu con Massimo Cacciari
Le riflessioni del filosofo sul tema della libertà e sugli errori nella gestione della pandemia
Nicolò Inzaina | 18 June 2020

Il momento storico che stiamo vivendo non può lasciarci inermi. Tutti, chi più chi meno, siamo coinvolti attivamente, perché si tratta di un evento mondiale che investe tutti indistintamente. Siamo costantemente bombardati da informazioni di ogni genere, tanto da essere confusi, impauriti, arrabbiati. Sotto questo punto di vista, sono numerosi gli ambiti in cui ci si confronta, e uno di questi è la filosofia politica. Questa disciplina ci consente di immergerci nel quadro affascinante e altrettanto complesso della società. In questo arduo sentiero ci è venuto in aiuto un grande pensatore, nonché attivo uomo politico, il filosofo Massimo Cacciari.

In questi mesi difficili, i media hanno dato ampio spazio agli scienziati e poco (o nullo) agli umanisti. È giusto e comprensibile vista l’emergenza sanitaria o sarebbe servito analizzare la situazione anche da altri punti di vista? Quali?

Scienza e umanesimo non sono affatto separabili. Un punto di vista “umanistico” deve cercare di guardare oltre la pandemia e la sua cura medica, riflettere sulle sue conseguenze sociali e culturali. In questo senso, sì, credo che la gestione della crisi sia stata per il momento esclusivamente concentrata sull’aspetto sanitario.

Secondo lei le misure decise dal Governo sono o potranno considerarsi un affronto alla Costituzione? Abbiamo rinunciato alla libertà?

L’emergenza sanitaria c’è, eccome! È perciò inevitabile che si attuino restrizioni alla nostra libertà di movimento. Tuttavia ritengo che si sia ecceduto in decreti statalistici, centralistici, eccessivamente dettagliati, quasi lo Stato non credesse nelle capacità di intendere e volere dei suoi cittadini e li volesse trattare da infanti. La comunicazione è stata completamente sbagliata.

A questo proposito, crede che dal punto di vista sociale la pandemia abbia recato danni irreparabili? Se sì, cosa avrebbe potuto fare per evitarli?

I danni saranno enormi sul piano economico e sociale: aumenterà la disoccupazione, aumenterà il numero di coloro che vivono in completa indigenza. Il lavoro si farà ancora più precario. Il Governo, qualunque esso sia, dovrà affrontare scelte drastiche perché non si aggravino disuguaglianze e ingiustizie, altrimenti potrebbe scoppiare anche una questione di ordine pubblico.

Se potesse fare qualche “manovra sociale”, per garantire un futuro agli italiani, quale sarebbe?

Occorre intervenire subito, senza mediazioni burocratiche, senza perdere tempo, a favore delle categorie più colpite, sia a fondo perduto, che con agevolazioni per ristrutturazioni di imprese industriali, artigianali, commerciali, che con moratorie fiscali.

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