Fase 2, come la vivono gli adolescenti
Ho intervistato i miei coetanei per questo difficile esame. Non mancano le paure ma neppure l'entusiasmo
Daniela Muzzu | 13 May 2020

Il 4 maggio l’Italia ha cominciato il lento percorso di rinascita che, con gli esiti sperati, la riavvicinerà alla “normalità” o almeno a una parvenza di questa. Il Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio) del 26 aprile ha consentito, tra le altre cose, la visita ai propri cogiunti (termine che, negli ultimi giorni ha scatenato il panico tra gli italiani); l’attività motoria e sportiva - rigorosamente da soli - anche distanti da casa; la riapertura di diverse attività produttive e industriali con l’obbligo di rispetto delle regole sanitarie. Ma cosa pensano i giovani e cosa hanno provato in questi primi giorni di ripartenza? Ho deciso di intervistare i miei coetanei.

Silvia, 15 anni

Rispetto alla Fase 1 per me non è cambiato più di tanto. Ora posso andare a fare una passeggiata e visitare i miei nonni, che non vedevo da tanto e forse è questa la cosa più importante (stando ovviamente a debita distanza!). Ancora non ho incontrato i miei amici perchè penso sia necessario che ognuno di noi eviti il più possibile gli assembramenti, per far sì che non si ritorni alla Fase 1 e che non ci sia una nuova ondata di contagi; sarebbe davvero brutto rendere vani tutti i sacrifici e gli sforzi fatti dai medici, ma anche da tutte le persone che sono state in quarantena per tutto questo tempo, rinunciando a vedere i loro affetti e a lavorare.

Daniele, 17 anni

Questo periodo è stato abbastanza complicato e confuso, ci siamo accorti tardi e non abbiamo ben capito il rischio e l’entità di questa malattia, che si stava e continua tuttora a diffondersi. All’inizio ci sembrava impossibile che arrivasse da noi e ci sentivamo sicuri, quando però è arrivata abbiamo provato ad allontanarla in tutti i modi confinandola ad una particolare regione, città, quartiere. La Fase 2 ci ha dato la possibilità di uscire: un piccolo grande cambiamento, poter rincontrare una persona cara, che fa parte di te. Per me è stato bellissimo ritrovare le mie nonne, rivederle; ho sofferto anche io la quarantena, ma sono rimasto vigile su una questione: dover cambiare e rimanere pronti. La Fase 2, quindi, l’ho vista come un premio per esserci sforzati di rimanere nella solitudine e per tutti quei giovani che non hanno avuto la possibilità di stare in compagnia della famiglia. Tuttavia, è ancora necessario stare attenti e vigili, la tentazione è forte, ma dobbiamo continuare a tenere le distanze: amare è essere disposti anche a un sacrificio.

Giulio, 17 anni

Non sento che sia cambiato un granchè, a parte il fatto che ci si possa incontrare con i più cari dopo tanto tempo; questo, però, non significa eliminare del tutto mascherine e distanze. Qualche giorno fa, due zii e un cugino sono venuti a fare visita alla mia famiglia, è stato strano rimanere a distanza e con le mascherine. Potevamo fare i menefreghisti, ma per ottenere finalmente la libertà totale bisogna fare alcuni sacrifici.

Francesca, 19 anni

La fase 2 prima ancora di permettermi di uscire di casa fisicamente, lo ha fatto mentalmente. Anche non riscontrando enormi cambiamenti, se non la possibilità di poter prendere una boccata d’aria diversa che non fosse circoscritta ai 200 m vicino casa, accorgersi che piano piano tutto stava tornando alla normalità è stata per me la carica che mi ha fatto alzare dal letto in modo diverso ogni mattina: trovo ora un senso ad ogni giornata. L’unica sostanziale differenza è la possibilità di vedere mia nonna e cercare di essere presente, dove è possibile, in tutte quelle cose che in questo periodo non abbiamo fatto insieme.

Elena, 17 anni

Il mio primo vero cambiamento, dopo mesi trascorsi a casa, è arrivato, in realtà, qualche giorno prima dell’effettivo inizio della Fase 2 quando finalmente sono potuta uscire a correre e a fare una passeggiata vicino casa: mi sono sentita subito meglio e, in un certo senso, libera. Dal 4 maggio, con la possibilità di far visita ai “congiunti” e anche grazie a una particolare ordinanza sindacale, ho rincontrato il mio ragazzo e due amici: è stato bello poter vedere persone diverse dai miei genitori e mi ha reso davvero contenta.

Federica, 17 anni

Inizialmente le restrizioni imposte dallo Stato per arginare l’emergenza Covid, non sembravano pesarmi così tanto, di giorno in giorno, però, mi sono resa conto di quanto la situazione si stesse aggravando e mettendo in ginocchio il mondo intero. Mi manca il rumore delle macchine che passano davanti casa, la possibilità di osservare il tramonto all’aperto e non dietro il vetro di una finestra. Quando è iniziata la Fase 2 mi sono chiesta se davvero potessimo affermare di aver recuperato la tanto desiderata libertà, la risposta è stata negativa: la possibilità di uscire e fare attività fisica con mascherina incorporata, non si avvicina alla benefica sensazione che prima provavo nel respirare aria pulita a pieni polmoni; i saluti a distanza e il distanziamento che ci impedisce di abbracciarsi sono pericolosi psicologicamente. Ciò che stiamo vivendo in questi giorni è molto lontano dall’assomigliare, anche solo minimamente, alla normalità e mi auguro che in un futuro molto vicino tutto cambi e si riprenda a vivere veramente.

In questi giorni abbiamo scoperto di essere molto più di semplici nativi digitali spaventati dall’idea di rimanere senza telefono o connessione Internet; stare lontani dagli amici, dai nonni, dalla natura: è questo che ci fa davvero paura. Eppure, non è solo il ricordo delle abitudini passate ad intimorirci, ma anche l’emergere di una nuova parte di noi con la quale iniziare a familiarizzare. È grazie a questa che abbiamo compreso cosa significhi amare il prossimo, rispettare le regole ed essere disposti al cambiamento, al sacrificio. Il nostro più grande desiderio è quello di allontanare il Coronavirus, ma dobbiamo sforzarci di trattenere, da questa triste lezione di vita, gli insegnamenti positivi. La Fase 2 è il primo vero esame dopo molto tempo: dimostreremo che il distanziamento sociale non è stato vano e metteremo in pratica quanto appreso; tanta speranza e forse un pizzico di preoccupazione ci accompagneranno, ma come le riflessioni precedenti testimoniano: siamo già sulla buona strada.

 

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