Pasolini e il calcio
La passione dell’intellettuale raccontata in un libro. A colloquio con l’autore
Alex Lung, 20 anni | 9 January 2020

Due mondi visti come opposti, ovvero il mondo sportivo e quello intellettuale, che però in molti punti si toccano e ci spiegano molto sia sulla figura di Pasolini che su quella del calcio stesso. È questo Il calcio secondo Pasolini (2018, Compagnia Editoriale Aliberti) scritto da Valerio Curcio che della sua opera dice: «Il mio libro tratta della passione di Pasolini per il calcio, unisce due mondi considerati per molto tempo agli antipodi, che si sono riuniti nel corso degli ultimi anni grazie a figure di alcuni intellettuali».

 

Come quella di Pasolini, appunto. Da dove preferisce partire per parlare della tua opera? 

Pasolini è riuscito a sdoganare questa relazione “proibita” tra calcio e cultura. Il libro si focalizza sulla passione calcistica di Pasolini, sia come tifoso (del Bologna) che come calciatore (era un assiduo giocatore) e che sfocia nei suoi scritti, nei suoi film e in altri contributi minori, come quelli giornalistici. Pasolini negli anni romani andò molto all’Olimpico, dove si appunterà numerosi idiomi del dialetto romano. Inoltre Pasolini scrisse degli articoli sul calcio focalizzati su ciò che accadeva negli spalti.

 

Si dice che l’intellettuale giocando a calcio evadesse dalla realtà, tornando negli anni liberi e sereni della fanciullezza. Ritieni vera questa considerazione?

Sì. Sopratutto quello degli anni Sessanta era un Pasolini disilluso dalla corruzione del mondo che lo circondava, deviato dal consumismo derivante dal sogno americano. In questo periodo quindi l’uomo si dedica a passioni e realtà ancora incontaminati e trova nel pallone quel mondo in cui poter abbandonare i panni di intellettuale impegnato e rimettere le vesti di fanciullo spensierato. Giocava a calcio quasi tutti i giorni, anche durante le riprese dei suoi film. 

 

Il calcio fa parte di quel mondo popolare che Pasolini racconta?

Guardando la produzione letteraria di Pasolini, il calcio è un elemento costante, dove il campo da calcio diventa un luogo dinamico e legato alla vita dei romani e dove il pallone diventa un elemento costante del mondo che lo circonda.

 

Il nome di Pasolini nelle scuole non ha il valore che meriterebbe, se tu lo dovessi introdurre ad un ragazzo, da dove inizieresti?

Potrebbe essere interessante far leggere l’articolo di Pasolini allo stadio, che può fungere come “trattato del pallone”. Pasolini ha approcciato in maniera profonda ogni ambito in cui si è cimentato. Le sue lezioni furono così formative che molti dei suoi studenti ne custodiscono ancora i ricordi.

 

Sono passati molti anni dalle opere di Pasolini e in questo periodo il calcio ha cambiato forma. Pasolini vedeva questo sport come uno sport “umano”: si può ancora definire così?

Sì. Benché il calcio oggi sia vittima di quello che prospettava Pasolini, ovvero una eccessiva commercializzazione, rimane il regno dell’imprevisto, secondo il quale vince sempre chi merita. Se Pasolini vivesse il calcio moderno, probabilmente lo seguirebbe ancora. Lo definiva l’ultimo rito sacro della società odierna: riteneva importante il legame tra spettatore e giocatore. Un legame che esiste ancora.

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