La Dea fortuna - il lavoro personale di Ozpetek
Il film è un concatenarsi di sguardi, musiche e scene che rendono tangibile l’intensità della vita di tutti i giorni
Gabriele Amico | 2 March 2020

“La dea fortuna” non è solo l’ultimo film di Ferzan Ozpetek: è una delle pellicole più intense apparse sugli schermi nell’ultimo anno. Uscito nelle sale il 19 dicembre scorso, è un concatenarsi di sguardi, musiche e scene che rendono tangibile l’intensità della vita di tutti i giorni.

Questa volta Ozpetek, dopo “Rosso Instanbul” e “Napoli Velata”, ci presenta un nuovo lavoro, molto personale, quasi vissuto sulla propria pelle (come lui stesso dichiara), che non si lascia  guidare da una logica precisa: le emozioni e i sentimenti sono i veri protagonisti della vicenda. Anche grazie allo straordinario lavoro degli attori, emerge sin da subito una forte l’intensità; il regista crea un continuo gioco di sguardi da cui si avvertono tutti questi elementi.  Ozpetek si avvale di un cast eccezionale del quale già conosce alcuni membri per via di precedenti lavori: Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Serra Yimaz, Filippo Nigro e Pia Lanciotti. Essi, grazie al loro straordinario talento, hanno saputo valorizzare a pieno il pathos della vicenda, completando  alla perfezione l’ambiente scenico.

La storia, racconta la vita di una coppia omosessuale condotta da Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo), ordinaria e sull’orlo della rottura, ma bruscamente interrotta dall’arrivo di Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, la quale affiderà loro i suoi due figli, Martina e Sandro; i due si ritroveranno così ad immedesimarsi nei panni di genitori, mentre sono alle prese con i precedenti problemi di coppia.

La “Dea Fortuna” vige sull’intera vicenda non  come  un qualcosa di soprannaturale ma più come una possibilità data ai due protagonisti di interagire meglio tra loro per  comprendersi adeguatamente e per trarre di più l’uno dall’altro: tramite l’occupazione dei due bambini, Arturo e Alessandro hanno l’occasione di rompere il ciclo di quotidianità per il quale si stavano perdendo. Il tempo affianca la “Fortuna”, ne costituisce  in un certo senso l’antitesi ed è  rappresentato attraverso la routine e l’ordinario che in questo caso deteriorano i rapporti e allontanano le persone facendo mancare quel senso di novità e di mistero tipiche della comune relazione. Arturo e Alessandro vengono, in conclusione, rappresentati come una coppia distante, dai caratteri moderni, aperta dal punto di vista relazionale ma che conserva le proprie gelosie, i propri difetti. Il tema sociale è presente e gli viene ricavato uno spazio all’interno della cornice: una coppia omosessuale alle prese con l’aspetto genitoriale e con i pregiudizi sull’omosessualità.

La pellicola è un lavoro personale, da cui emergono il gusto per la bellezza, i sentimenti e le emozioni. Il regista rende partecipe lo spettatore degli elementi che caratterizzano gli svariati attimi della scena. Sullo sfondo troviamo un’esaltante colonna sonora in cui è presente il brano inedito “Luna diamante” interpretato da Mina e scritto e composto da Ivano Fossati. Nella colonna sonora è incluso inoltre il brano “Che vita meravigliosa” scritto ed interpretato da Diodato.

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