Non rubateci il futuro: diamo un taglio alle disuguaglianze
I ragazzi di dodici città italiane al Premier Conte e al Presidente Mattarella: aiutateci, è un vostro dovere
Alice Peluso, 17 anni | 9 January 2020

I giovani di 12 città italiane tra cui Aosta, Torino, Genova, Milano, Varese, Cagliari, Arezzo, Foligno, Terni e Palermo hanno dato vita ad un’iniziativa contro le disuguaglianze sociali, realizzando un manifesto, People have the power, non rubateci il futuro, inviato al Governo e al Presidente della Repubblica, poiché, come è sancito dalla Costituzione, le opportunità per le nuove generazioni devono essere reali e sostanziali. Ai giovani devono essere garantite uguali condizioni di partenza, così come devono essere eliminati gli ostacoli che causano divari economici. L’iniziativa è nata all’interno di un progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) ed è promossa da Oxfam Italia, WeWorld, ReTe, Felcos, Aim, Istituto Oikos, Human Foundation e OpinionLab.

Le disparità sociali che stanno caratterizzando l’Italia, contribuiscono alla riduzione della partecipazione dei cittadini alla vita democratica, al rafforzamento della sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche e all’incremento dell’adesione a proposte politiche populiste ed estremiste”, si legge nel dossier di Oxfam, dal titolo Non rubateci il futuro. I giovani e le disuguaglianze in Italia, che prosegue: “L’impossibilità di migliorare la propria condizione lavorativa e reddituale determina situazioni di stress psico-fisico”.

In Italia, il fenomeno della povertà lavorativa minaccia drammaticamente le giovani generazioni: nel 2018 –  dice il Dossier - circa il 13% degli occupati nelle fasce d’età tra i 16 e i 24 anni e tra i 25 e i 29 anni era working poor, cioè faceva parte di una famiglia con reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Il lavoro non sembra quindi sufficiente a garantire una vita dignitosa: sempre nel 2018, oltre un giovane su 10 (10,3%) tra i 18 e i 34 anni viveva in povertà assoluta, dato aggravato dal fatto che la portata redistributiva del sistema di tasse e trasferimenti non ha effetti benefici per i giovani. E non sorprende così che un sondaggio dell’Istituto Demopolis per Oxfam rilevi come due terzi di un campione di oltre 1000 giovani in età tra i 18 e i 34 anni pensi di essere destinato ad occupare una posizione sociale ed economica peggiore rispetto alla generazione precedente.

Avendo preso coscienza di questo scenario i giovani nel loro manifesto chiedono, tra l’altro:

L’incremento della spesa pubblica per l’istruzione, con potenziamento dell’orientamento scolastico e lavorativo. Misure concrete per la disoccupazione giovanile e finanziamento di programmi per l’attivazione lavorativa dei giovani Neet

Incentivi fiscali e contributivi per nuove assunzioni stabili, ben retribuite e tutelate e salario orario minimo. Potenziamento del sistema di servizi sociali e culturali per i giovani nelle periferie urbane e nei territori più disagiato, creando spazi pubblici di aggregazione per le nuove generazioni.

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