Memento
La pellicola di Cristopher Nolan gioca con le tecniche narrative sfidando lo spettatore
Gabriele Amico | 15 May 2020

Memento è la seconda pellicola scritta e diretta da Cristopher Nolan, il geniale regista di altri noti film quali: Interstellar, Inception e la trilogia dedicata al Cavaliere oscuro. Uscito nelle sale italiane il 9 giugno del 2001, rimane un cult intramontabile per tutti gli appassionati di cinema.

La vicenda è incentrata sulla vita di Leonard Shelby, interpretato da Guy Pearce, un ex investigatore finanziario che, a causa di un brutto incidente nel quale era stata coinvolta la defunta moglie, non riesce più a ricordare nulla per più di 15 minuti. Il suo corpo è pieno di tatuaggi e la tasca piena di fotografie polaroid che si rivelano indizi per cercare una persona, un misterioso individuo -John G.- il presunto assassino della sua consorte. La narrazione procede a ritroso: l’inizio del film coincide con il finale dell’episodio e man mano che si va avanti (ossia indietro!) emergono sempre più informazioni su chi sia realmente Leonard e cosa c’entrasse l’uomo che il nostro protagonista uccide nei brevi istanti iniziali del film.

Nolan porta sul grande schermo una tecnica narrativa geniale ma allo stesso tempo inquietante, che rispecchia perfettamente il disturbo mentale di cui soffre il protagonista. La struttura è complessa e la narrazione si basa su un susseguirsi di minifilm della durata di 15 minuti inframezzati da scene sconnesse a livello temporale e da uno sfondo noir.

Come Leonard, chi guarda questo film, ad ogni scena si ritrova spaesato e senza capire cosa sia successo prima o cosa l’abbia condotto fino a quel determinato punto, e solo alla fine si possono mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e capire l’intera storia. In questa complessa struttura, incontriamo il protagonista in due stati completamente diversi: il primo quello a colori dove è completamente vittima e incapace di svolgere qualsiasi azione se non tramite gli indizi che si lascia dietro - lo stesso titolo in inglese è indicativo di un oggetto usato per ricordare qualcosa; il secondo quello noir è lo stato psicologico dove osserviamo i suoi pensieri, le sue inquietudini. Memento non è un film facile da seguire, ma - grazie alla sua struttura ben congeniata - spinge lo spettatore a volerne sapere sempre di più. Il ritmo lento aiuta la comprensione e la costruzione del puzzle immaginario che il regista ha costruito, regalandone un’immagine finale ingegnosa e inquietante.

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