Critica
The Truman Show, una finzione dentro la finzione
Analisi concettuale di un film che racconta il dramma esistenziale dell’uomo nella società moderna
Alessandro Marotta | 12 February 2020

Truman Burbank, interpretato da un superbo Jim Carrey, è un agente immobiliare che è costantemente monitorato in ogni singola azione della sua vita; questo perché, a sua insaputa, fa parte da quando è nato di uno show televisivo da milioni di telespettatori, che con 5000 telecamere, monitora ogni giorno ogni sua singola azione 24 ore su 24.  Arriva però un momento in cui Truman, attraverso una serie di segnali, inizia a comprendere lentamente che c’è qualcosa che non torna, fino a ritrovarsi faccia a faccia con il creatore di quel mondo, Christof, le cui connotazioni egocentriche del carattere sono magistralmente espresse da Ed Harris, che per questo ruolo vincerà un Golden Globe..

Seahaven è la “città” in cui Truman vive, in una realtà completamente fittizia in cui ogni persona, a partire da coloro a cui Truman vuole bene fino alle comparse, recita il proprio copione. La vita di Truman e i suoi rapporti con le persone si fondano tutte su una menzogna architettata alla perfezione dal produttore dello show televisivo, che assume la funzione di demiurgo all’interno della vita di Truman, placando le sue indoli irrazionali e i suoi istinti a lasciare quella città con diversi escamotage e una sceneggiatura che indirizzano la sua vita verso un epilogo da lui giostrato. Christof perciò crea un mondo in cui Truman non ha niente da temere e che, nonostante si fondi su una menzogna, è più felice e non meno veritiero rispetto al mondo esterno, basato anch’esso su ipocrisie e menzogne. I nomi hanno inoltre un forte valore allegorico e testimoniano l’assidua ricerca del contenuto da parte del regista. Truman infatti è la crasi di true (vero) e man (uomo), in quanto l’unico a non recitare all’interno dello show; sua moglie Meryl e il suo migliore amico Marlon rimandano alle due star del cinema hollywoodiano, Meryl Streep e Marlon Brando, ciò sottolinea la finzione che si cela dietro ai rapporti tra i due personaggi e Truman. La città, Seahaven, è l’Eden in cui vive, un porto sicuro, una sorta di paradiso terrestre dove il protagonista non incontrerà mai le vicissitudini della vita reale. Infine, Christof, demiurgo e burattinaio di Seaheaven, è un collegamento diretto a Cristo.

La critica più significativa che il regista Peter Weir pone sotto l’occhio dello spettatore è quella indirizzata alla società moderna quasi di stampo voyeurista, ovvero che resta ipnotizzata dal dramma che Truman vive e che non fa niente per fermare tutto ciò, anzi addirittura elogia Cristof ringraziandolo di dare alla propria vita attimi di gioia di felicità, anteponendo dunque il benessere personale al malessere di un'altra persona. L’idea che si cela dietro al film oltre a rifarsi al romanzo di Orwell, 1984, elabora il concetto del mito della caverna di Platone e dunque come un’esistenza vissuta nella caverna, sebbene possa essere più felice, non si traduca in vera e propria vita; è infatti possibile conseguire essa solo attraverso la conoscenza, strumento con il quale, è perseguibile la libertà. The Truman show è la tenacia e la caparbietà dell’individuo che riesce a ribellarsi e a liberarsi dalle catene della società, andando verso un futuro ignoto, ma quantomeno reale. Un altro concetto molto caro a Weir nella realizzazione del film è quello di puntare il dito nei confronti di noi telespettatori, che sottraiamo tempo alle nostre vite cercando conforto in quelle altrui, e dunque anche quello di sottolineare come Truman sia l’opposto del classico uomo moderno che ama condividere pubblicamente la sua quotidianità, ricercando visibilità attraverso telecamere e social.

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