Il Paese che amiamo raccontarsi come unitario continua a essere attraversato da una frattura profonda. Non lo dicono solo le percezioni, ma i dati: secondo l’ultima analisi sui numeri ISTAT 2024, nel Mezzogiorno quasi quattro persone su dieci vivono in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale. Un dato che fotografa un’Italia a due velocità, dove la geografia pesa più delle competenze o della forza di volontà. In particolare, nel Mezzogiorno quasi il 40% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale.
La differenza con il Nord è netta: chi nasce al Sud ha il triplo delle probabilità di crescere in una famiglia in difficoltà economica. È un divario che non riguarda solo il reddito disponibile, ma l’intero ecosistema di opportunità: qualità delle scuole, servizi sanitari, infrastrutture di trasporto, mercato del lavoro. Condizioni che finiscono per orientare la traiettoria di vita di milioni di persone.
Particolarmente esposte le famiglie giovani. Se il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni, il rischio di povertà nel 2024 è salito al 30,5%, in aumento rispetto all’anno precedente. La situazione diventa ancora più critica nelle famiglie numerose e per i genitori soli, che affrontano una vulnerabilità strutturale.
Non è una questione di fatalità o di presunta arretratezza culturale: il divario territoriale è il prodotto di decenni di politiche inefficaci o disomogenee. Ogni governo ha promesso interventi straordinari, ma il Sud rimane intrappolato in una condizione di fragilità che rischia di diventare ereditaria.
In questo scenario, la vera domanda non è se il Mezzogiorno possa colmare il ritardo, ma come e con quali strumenti.