Suarez-Danielle: atleti (e cittadini) di Serie A e Serie B
La campionessa di atletica si è fatta portavoce dei richiedenti cittadinanza beffati dalla vicenda Suarez
Elisa Ortuso | 25 September 2020

Il caso Suarez, da scandalo calcistico, è - a buon diritto - diventato scandalo politico e umano per il nostro Paese, scatendando l'indignazione collettiva e riaccendendo i riflettori sul trattamento di Serie A o di Serie B di chi cerca di ottenere diritti politici in Italia.

L'attaccante uruguayano, nel mirino della Juventus, è stato infatti protagonista di un tentativo di raccomandazione (per utilizzare un termine tenero) durante l'esame di lingua italiana che avrebbe dovuto sostenere per ottenere la cittadinanza ed essere così ingaggiato dai bianconeri. La Procura di Perugia sta portando avanti le indagini che dovranno appurare se si sia trattato di un caso di corruzione e individuare i colpevoli di questa brutta vicenda; ma al di là dell'esito delle indagini, la gravità di questa storia, deve portarci tutti a riflettere.

Atleti di Serie A e di Serie B

Meritano una  mensione particolare le parlole della campionessa di atletica Danielle Frederique Madam, italiana di seconda generazione che vive e studia a Pavia, ma non ha la cittadinanza perché nata all'estero. "Piccolo sfogo" scrive sui social. "Ho sempre sperato di poter indossare la maglia azzurra e per quella avrei dato veramente tutto. Sono in Italia dall’età di 7 anni (quindi da ben 16anni!) e sin da piccola sono sempre stata una ragazza molto determinata, con lo studio come nell’atletica, ho sempre impostato la mia vita su piccoli grandi obiettivi da raggiungere. Ho fatto tutti i miei studi qui, frequento l’ultimo anno di università della facoltà di comunicazione, innovazione e multimedialità di Pavia, parlo perfettamente italiano e in atletica grazie ai miei sforzi, nel mio piccolo, ho vinto 5 titoli di campionessa italiana e molti di campionessa regionale assoluta, l’ultimo 1 mese fa..." spiega Danielle. "Ci sono extracomunitari di serie A (in tutti i sensi) ed extracomunitari di serie B, o meglio, c’è chi guadagna 10milioni a stagione quindi “non glieli puoi far saltare perché non ha il B1", e ci sono tanti giovani che come me hanno passato la più parte della loro vita qui, studiano o lavorano ma sono fantasmi per lo stato. Nonostante tutto credo in questo paese, credo nella giustizia e spero che un giorno qualcuno dall’alto si metterà la mano sulla coscienza e penserà anche ai diritti negati ai noi, italiani di seconda generazione senza cittadinanza italiana."

Sciopero degli studenti

Ma l'indignazione è dilagata ben oltre l'ambito sportivo e gli studenti dell'Università per Stranieri di Perugia hanno deciso di far sentire la propria voce attraverso le dimissioni dei rappresentanti degli studenti dai consigli di amministrazione e dal Senato accademico. Lo conferma Luca Merico, come leggiamo dal giornale online Open, a capo degli studenti a Unistra Perugia. «Vogliamo risposte, quindi ora non intendiamo muovere un muscolo per quanto riguarda attivismo e buon nome dell’università. Mentre tutta Italia ci guarda, noi siamo qui, dimenticati. Quindi ci dimettiamo, per protesta nei confronti di una situazione di totale abbandono».

Uno scandalo che ci tocca tutti

La maggior parte degli stranieri in Italia deve affrontare lunghe pratiche burocratiche al fine di ottenere la cittadinanza, pur vivendo nel nostro Paese da anni e avendo un'ottima padronanza della lingua. Ennesimo episodio  di ingiustizia  causato dagli enormi  interessi economici in gioco. Alla base di questa vicenda c’è anche qualcos’altro da sottolineare: il senso di onestà ha sempre la peggio di fronte al potere economico.  I docenti dell’Università di Perugia si sono fatti ammaliare dal fascino di coloro che “contano” contravvenendo a tutte le regole prestabilite che come sempre valgono solo nei confronti dei “comuni mortali”. Fino a che questa società non imparerà che l’onesta è qualcosa che dobbiamo ciascuno pretendere da noi stessi e non dagli altri, episodi del genere non smetteranno mai di accadere .

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