La street photograghy di Lee Jeffries
Lo "spiritual photographer" che dà voce a chi non ce l'ha
Luisa Manconi | 30 gennaio 2019

Lee Jeffries è un fotografo inglese, residente a Manchester, contabile per lavoro, ma che per passione viaggia in giro per il mondo per catturare i suoi scatti da dietro una  macchina fotografica e un obiettivo.

I suoi lavori sono stati pubblicati tra i più famosi giornali inglesi (The Guardian, The Huufington Post)  e su prestigiose riviste di fotografia ( Nikon Magazine). Grazie ai suoi 306 mila followers su Instagram condivide i suoi scatti in tutti i Paesi.

 

I soggetti delle sue opere sono le persone e ogni suo ritratto, che sia a colori o in bianco e nero, ne esprime la spontaneità e la profondità.

 

Il suo più grande progetto, per il quale è diventato famoso, è intitolato Homeless. I protagonisti di questa raccolta sono appunto i senzatetto di tutto il mondo, raffigurati nella loro miseria quotidiana, vittime di abuso di alcol e droghe, ognuno immortalato in uno scatto che ne cattura l'anima.

I ritratti sono stati raccolti vagando per le strade di Roma, Parigi, New York, Las Vegas, Los Angeles, Miami; ma tutto ha avuto inizio a Londra, nel 2008, quando alla vigilia della maratona a cui avrebbe partecipato, Jeffries decise di andare a scattare qualche foto per le strade della città. Si trovò davanti una ragazza che dormiva per terra a cui fece un paio di scatti, ma la ragazza quando se ne accorse non fu ben felice e iniziò a urlargli contro. La situazione si fece difficile. Passò un paio di ore a parlare con la ragazza e a sentire la sua storia e da questa esperienza capì che avrebbe dovuto cambiare il suo approccio con i soggetti da fotografare. Da quel giorno infatti, decise di conoscere ogni persona che sarebbe stata protagonista di un suo ritratto, per coglierne e trasmetterne la vera essenza.

 

Le foto che più lo hanno influenzato nel suo percorso sono quelle dei soldati della Prima Guerra Mondiale trovate sui libri di storia, e il messaggio trasmesso da quelle di fotografi come Don McCullin e James Nachtwey. Ma la sua più grande fonte di ispirazione sono le persone che incontra per strada. La foto che più racchiude il suo approccio alla fotografia è stata scattata a Roma, e ritrae una donna con le mani giunte che rappresenta la fede, la speranza, la luce e l'ombra.

 

Ogni suo scatto è stato guidato dall'emozione. A Jeffries stesso piace pensare che le sue fotografie siano scattate dall'interno e non dall'esterno. Il suo scopo è appunto quello di riuscire a trasmettere la sensibilità di chi viene fotografato, lasciando allo spettatore la propria interpretazione. Secondo le sue parole, il primo intento delle immagini è urlare l'ingiustizia, scattare una foto che abbia il fine e il potere di influenzare chi le guarda. Un modo per dare voce a chi non e ha, un urlo completamente silenzioso che si esprime attraverso sguardi e gesti e che devono portare a far riflettere.

 

In seguito alla sua esperienza ha pubblicato due libri di raccolta fondi Lost Angels e Homeless e continua con il proprio denaro ad aiutare le persone che incontra per i suoi scatti.

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