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Stipendi in NBA: facciamo il punto
In NBA c'è un tetto massimo agli stipendi, chiamato Salary Cap, determinato ogni anno da dirigenza e giocatori. Vediamo come funziona.
Giacomo Gentilini | 2 May 2022

Un argomento ad oggi discusso molto nello sport europeo è l'introduzione di un tetto salariale al monte ingaggi delle squadre. ln NBA è stato introdotto da anni il Salary Cap, ovvero la somma di denaro di cui ogni società dispone per pagare gli stipendi dei giocatori in roster. Questa cifra, che è uguale per ogni squadra, permette che non ci sia un grosso squilibrio tra le squadre. Ogni team è obbligato a spendere almeno il 90% del Salary Cap in stipendi ogni anno, mentre qualora una squadra superi la quota del 100% deve pagare salatissime penali. Ma come funziona in dettaglio questo meccanismo? 

Ogni anno in NBA viene stabilito un nuovo tetto massimo, basandosi sui guadagni della stagione precedente e sul Collective Bargaining Agreement. Questo è un contratto che viene stipulato tra i giocatori e la dirigenza NBA, e stabilisce delle regole precise sull’ammontare del tetto salariale, sullo stipendio minimo e sui contratti dei Free Agent, ossia i giocatori senza un contratto. 

Non essendoci ancora note ufficiali sugli stipendi relativi all’annata 2022, si registra che nel 2021 il giocatore con il salario più alto all’interno della lega è Lebron James. Il celebre cestista, che milita in NBA da ben 19 anni, raggiunge i 103,2 milioni di dollari di stipendio, sommando il salario che riceve dai Lakers ai compensi degli sponsor. Nel podio dei più pagati troviamo anche Stephen Curry dei Golden State Warriors, a quota 83 milioni, e al terzo posto Kevin Durant, con la cifra di 74 milioni.

C’è anche l’altra faccia della medaglia, rappresentata dai giocatori con gli stipendi più bassi. Spesso sono i più giovani, i rookie scelti alle ultime posizioni del draft (la selezione dei giocatori del college e dei campionati extra-USA, il cui ordine di scelta è sostanzialmente inversamente proporzionale alla classifica della stagione precedente), oppure giocatori che rischiano di uscire dal giro dell'NBA che conta e per questo si accontentano di contratti con cifre più basse o durate inferiori (si arriva fino ai decadali, contratti di prova di dieci giorni).

Per questo proletariato cestistico si parla dunque di minimo salariale, ossia lo stipendio minimo che una franchigia NBA deve offrire ad un determinato giocatore. Questo varia teoricamente anche in base agli anni di esperienza del giocatore: maggiori saranno gli anni trascorsi in NBA, maggiore sarà il minimo salariale.

Il Salary Cap è un sistema utilizzato negli USA da tutte le leghe professionistiche: da tempo, il mondo dello sport in Europa discute a gran voce della possibilità di inserire anche qui un tetto salariale agli stipendi, sia al fine di riequilibrare della competizione che per evitare ingaggi ritenuti moralmente inaccettabili in tempi di crisi e risanare i bilanci delle squadre: con i problemi economici che il mondo sta affrontando è lecito pensare di diminuire lo stipendio di certi giocatori, non solo nel mondo del basket.

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