Libri
Sappiamo veramente cos'è un manga?
Ne sentiamo parlare e tutti ne abbiamo visto uno, ma conosciamo realmente la sua storia, il suo significato e le differenze con i fumetti occidentali?
Francesco Cherchi | 19 May 2021

"Manga" è un termine giapponese che indica i fumetti di piccolo formato originari del Giappone. In lingua originale il termine indica tutti i fumetti, indipendentemente dal target, dalle tematiche e dalla nazionalità di origine. Ma quando è stato utilizzato per la prima volta il vocabolo? In quale periodo si è cominciato a parlare di manga? La parola, letteralmente “immagini derisorie” fu inizialmente usata alla fine del XVIII secolo in alcune pubblicazioni: si trattava di libri d’illustrazioni di alcuni artisti giapponesi. Nonostante ciò il termine non entrò nell’uso comune fino al XX secolo. Se l’etimologia dei manga risale al XVIII secolo, già nel periodo compreso tra gli anni 1185 e 1333 veniva realizzata una prima forma d’arte nipponica. Si trattava di una forma ancora grezza e primitiva, ben diversa da quella moderna. Per quanto riguarda i temi trattati il fumetto orientale vanta una vasta gamma di generi, come ad esempio l’avventura, la fantascienza, il fantasy, lo sport, le storie d’amore, l’horror e tanti altri ancora.

I diversi tipi di manga

Quante sono esattamente le tipologie di manga? Dando uno sguardo veloce alle varie categorie, potrebbero essere un’infinità. L’elenco dei generi e dei tipi è quanto mai preciso, specifico e variegato, ma esistono alcuni macro gruppi da prendere come riferimento. Le tipologie possono essere suddivise in vari gruppi, a seconda della classificazione in target di età e sesso del lettore. È bene precisare che un manga giapponese può appartenere a diversi gruppi al tempo stesso. Tra i principali gruppi riconosciamo: ikodomo, che si rivolgono ad un pubblico di bambini, e pertanto sono caratterizzati da trame semplici e da un disegno chiaro e pulito; shonen: indicano prettamente quelli indirizzati a un pubblico maschile adolescente, compreso per lo più tra i quattordici e i vent’anni e il cui elemento preponderante è l’azione, spesso e volentieri inserita in un contesto di fantasia o sportivo; shojo, si tratta del corrispettivo femminile del genere precedente, ove l’elemento dominante è quello psicologico-amoroso, in un contesto che è molto spesso quello scolastico o fantastico; seinen, un manga indirizzato ad un pubblico maturo, ove l’azione è anche in questo caso l’elemento predominante; josei, dove le protagoniste sono le giovani donne,alle prese con i problemi della quotidianità, come il lavoro, il marito e i figli, con una narrazione fortemente realista; spokon, le cui storie sono ambientate nel mondo dello sport e hanno per protagonisti gli atleti.

Le differenze con il fumetto

Dopo aver analizzato le suddivisioni per generi del fumetto orientale, vediamo che cosa lo differenzia da quello occidentale. La caratteristica decisamente più particolare e insolita dal punto di vista degli occidentali è la lettura di un volume. Infatti il prodotto giapponese si legge al contrario rispetto ai fumetti a noi più noti, cioè dall’ultima alla prima pagina, con la rilegatura alla destra del lettore e le pagine "libere" alla sinistra. Anche le vignette si leggono da destra verso sinistra, dall’alto verso il basso. In alcune eccezioni si mantiene, però, il tipico sistema di lettura occidentale.

A contraddistinguere ogni manga dagli altri stili fumettistici è innanzitutto l’importanza che viene data all’atmosfera nella narrazione delle vicende, alle emozioni e all’introspezione dei personaggi. Vi è uno studio più approfondito dell’impaginazione, basato sui tagli e sulle inquadrature. Per quando riguarda le vignette, possiamo dividerle in: orizzontali, verticali, diagonali e chiuse o aperte. Ognuna di queste ha lo scopo di guidare al meglio lo sguardo di lettura e di rappresentare efficacemente le scene a cui meglio si addicono.

mangaka

Parlando di manga spesso si sente parlare di mangaka. Chi sono? Si tratta dell’autore dei fumetti, che svolge il ruolo di ideare la storia e realizzare i disegni dell’opera, aiutato da un gruppo di assistenti che si occupa delle restanti mansioni. In alcuni casi è possibile che due mangaka collaborino per la realizzazione di storia e disegni, dividendosi i compiti. Gli strumenti utilizzati da questi artisti sono molto simili a quelli di cui si avvalgono i fumettisti occidentali, anche se vi è una sostanziale differenza nei pennini usati nella fase di inchiostrazione delle tavole. Ogni singolo tipo di pennino permette una diversa modulazione del tratto, che deve essere abilmente padroneggiata da chi lo utilizza.

Una forma di cultura redditizia

A partire dagli anni Cinquanta il genere è diventato uno dei settori principali nell’industria editoriale giapponese, con un mercato di 406 miliardi di yen nel 2007 e 240 miliardi nel 2009.

Nonostante sia nata in Giappone, questa forma di intrattenimento è stata esportata e tradotta in tutto il mondo. In Europa e in Medio Oriente il volume di mercato si attesta sui 250 milioni di dollari, mentre in Nord America nel 2008 era stimato sui 175 milioni.

I manga in Italia

I manga, contrariamente a quanto si pensa di solito, non sono arrivati in Italia nel 1990 ma assai prima. Il primo vero avvento nel nostro paese si registra nei tardi anni Settanta. Da allora i manga hanno riscosso un grande successo nel mercat, che probabilmente continuerà ad espandersi sempre di più.

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