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Mutilazione genitale femminile: dobbiamo combattere l'ignoranza
Nel mondo 125 milioni di donne sono vittime di infibulazione, una pratica dolorosa e violenta che può essere combattuta con l'educazione
Arianna Finistauri | 26 May 2021

“Una società non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti”. Questa è la frase messa nero su bianco dallo scrittore Khaled Hosseini, nel libro "Mille splendidi soli". Il concetto è molto chiaro, care donne e uomini, ma per avvalorarlo è necessario mostrare alcuni dati: il sito ufficiale dell’Unicef afferma che nel mondo sono circa 125 milioni le donne vittime di una pratica disumana che consiste nella mutilazione dei genitali femminili e 3 milioni sono le bambine a rischio ogni anno . Se crediamo che faccia parte di una situazione a noi lontana, basti pensare che solo in Italia sono 80mila le donne soggette a questo tipo di mutilazione nonostante vi sia dal 2006 una relativa legge che ne vieti l’esecuzione in tutte le sue forme .

L’infibulazione consiste nella dolorosa asportazione del clitoride e delle piccole e grandi labbra vaginali a cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto un piccolo foro per permettere la fuoriuscita dell’urina. Solo dopo il matrimonio alle donne violate psicologicamente e fisicamente sarà permessa la defibulazione, quindi di effettuare atti sessuali ‘per adempiere al loro scopo’ di concepire ed allevare la progenie, mentre per quanto riguarda la deturpazione dell’organo erogeno, essendone impossibile la ricostruzione, priva la donna di quelle norme giuridiche fondamentali riguardanti la libertà, il divieto di tortura o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, e del diritto alla salute e alla sicurezza personale (articoli 3, 5 e 22 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo).

Perchè avviene tutto ciò? Hamdi Abdurahman Ahmed, ragazza somala che attualmente lavora a Firenze come mediatrice culturale, dalla sua esperienza confessa di chiedersi tutt’oggi il senso di questa prassi molto diffusa nel ‘Paese delle donne cucite’ anche se un’effettiva risposta non esiste. Si tratta di un contesto in cui la mutilazione genitale femminile è obbligatoria perchè accettata dalla collettività.

L’avvocatessa Françoise Kaudjhis-Offoumou, cittadina della Costa d’Avorio, tuttavia racconta di aver proposto una legge che punisse la mutilazione, i matrimoni precoci e forzati, l’esportazione economica delle bambine e gli stupri. Al fine di permetterne la divulgazione fu convocato un incontro, al termine del quale i deputati erano decisi a non istituire questa norma fino a quando Françoise non decise di mostrare loro un filmato di come avviene il violento processo della mutilazione. “Tutti si sono coperti gli occhi con i fogli, e pragavano di interrompere quell’atroce visione”, accettando così, il 23 dicembre 1998, di sostenere il disegno di legge che prevede da uno a cinque anni di prigione e un’ammenda da 550 a 3000 euro.

La morale di tutto questo discorso è quindi l’importanza dell’educazione. Solo se ogni individuo, nel suo piccolo, cercerà di sensibilizzare più persone possibili, di dare voce alle vittime e diffondere le notizie inerenti a queste tematiche così delicate potremmo ottenere dei risultati.

 

Foto: Cartello contro la mutilazione genitale femminile in Uganda | Amnon Shavit su Wikimedia Commons

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