Cinema e Teatro
CambieRai, il movimento che chiede alla Rai più inclusività
Contro dichiarazioni, scene ed episodi razzisti o sessisti
Giulia Congiu | 6 May 2021

Se da una parte in Italia e nel mondo viene portata avanti la lotta contro il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione, dall’altra, a quanto pare, la tv italiana non sta facendo molti passi in avanti.

Episodi razzisti e sessisti nella tv italiana

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’affermazione di Valeria Fabrizi che in un programma della Rai, ‘Da noi…a ruota libera’: oltre ad aver utilizzato la n-world, ha sottolineato come essere nera sia sinonimo di bruttezza (“Questa è una bellissima foto? No. Sembro una ne*ra, una ragazza di colore, non mi riconosco!"). Un altro esempio, in un programma di Rai 2, viene mostrato un tutorial intitolato “come fare la spesa in modo sensuale”, che ribadisce uno stereotipo femminile dannoso, ormai superato. Per non parlare di episodi di blackface come a ‘Tale e quale show’, quando un partecipante -per somigliare a Ghali- si è tinta la faccia più scura.

In cosa consiste CambieRai?

“Le parole hanno un peso” ,“Le scuse, quando, e se ci sono non bastano, e non possono essere accettate se questi comportamento non cambiano” Queste sono le parole di alcuni dei ragazzi che hanno ideato il progetto CambieRai. Il movimento CambieRai serve proprio per combattere il linguaggio razzista, sessista e omobilesbotransfobico che persiste nei programmi della Rai. Tale movimento ha già organizzato diverse proteste davanti alle sedi della Rai, oltre ad un mail bombing, al quale si può partecipare scrivendo una e-mail all’indirizzo cambierai 2021@gmail.com per ricevere tutte le info necessarie. Gli attivisti di CambieRai spiegano, inoltre, che “Abbiamo scritto una lettera da inviare a RAI e giornalisti. Perché il linguaggio razzista, sessista e omobilesbotransfobico che utilizzano non è accettabile. Perché il blackface non è accettabile. Perché vogliamo una rappresentazione che includa tutti. Perché se non siamo parte attiva della narrazione, rischierà sempre di essere offensiva”

 

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