Addio gender gap ai festival: il Primavera Sound ha vinto la scommessa
L'edizione 2019 del festival catalano ha aperto la strada al cambiamento: il New Normal è realtà
C.C. | 4 June 2019

Questa edizione del Primavera Sound è stata, possibilmente, ancor più attesa delle precedenti: da dicembre l'annuncio degli artisti in cartellone ha fatto parlare di sé in tutto il mondo per due motivi principali.
Il primo: in cartellone c'è una equità tra artisti uomini e artisti donne, per la prima volta in un festival di questa portata, forse troppo tardi rispetto alla tabella di marcia, ma comunque sempre meglio tardi che mai e, soprattutto, meglio che sia avvenuto affinché se ne parli e affinché sia chiaro, ai direttori artistici e organizzatori di festival, che di artiste donne da chiamare per i propri festival ce ne sono eccome.

Quello che hanno fatto al Primavera è stato non solo dimostrare che è possibile eliminare il gender gap da dei festival musicali, ma che non per forza non si possa cambiare "la tradizione" evolvendosi in meglio.
L'offerta di quest'anno era decisamente variegata e, nonostante i nasi storti inizialmente dagli aficionados del festival, la scommessa che hanno fatto gli organizzatori è stata ampiamente vinta, dando vita a una vera e propria edizione dei record.

Nella settimana del Primavera si sono lasciati andare al ritmo delle multisfaccettate musiche ben 220.000 spettatori, con un record di 63.000 presenze nella giornata di sabato. Da quel 2001 al Poble Espanyol sembrano passati ben più di 19 festival: il viaggio che hanno intrapreso i partecipanti al festival di quest'anno è stato molto più nel futuro di quello che ci si poteva aspettare.
Il presente sta diventando finalmente quello che in molti si auspicavano da tempo e, anche se magari qualcuno dei fan del Primavera della prima ora ce lo saremo perso per strada, c'è da dire che ci sono stati tantissimi nuovi acquisti nelle fila dei fan del festival che fanno sicuramente ben sperare per il futuro.

Tra le varie persone con cui sono entrata in contatto durante le ore di attesa davanti ai palchi e in fila in attesa di panini o claras, due ragazze di poco più di 18 anni mi hanno confermato un pensiero che continuava a ronzarmi in testa: i più giovani vivono la musica in maniera estremamente più fluida di quelli dalla mia generazione in poi. Se a noi da adolescenti piaceva il pop non poteva assolutamente piacerci anche l'alternative, di qualsiasi genere si stesse parlando. Se si era appassionati di rock era vergognoso farsi scoprire a cantare le canzoni che passavano in radio.
I ragazzi oggi hanno molti meno paletti in questo senso: chi era al festival per vedere Miley Cyrus (molto sopravvalutata, lo dico con ben più di una punta di delusione) o Carly Rae Jepsen (inarrestabile e talmente coinvolgente da far cantare anche chi non sapeva le parole) o Janelle Monae (autodichiaratasi regina del mondo sul palco, ma non c'è nessuno dei presenti che si azzarderebbe a smentirla, dopo che ci ha regalato un concerto che ricorderemo per moltissimo tempo) era là anche per seguire il live dei Tame Impala (giusto per nominare il nome di una band appartenente ai gusti della "vecchia guardia") e poi lasciarsi sorprendere da altri artisti sui palchi più piccoli, senza nessun pregiudizio, ma con la curiosità e l'apertura che in molti dovremmo riscoprire per ritrovarci più soddisfatti (e non sto parlando solo del festival nello specifico).

Fluidità testimoniata anche da molti degli artisti presenti, impossibili da "rinchiudere" in un unico genere o veri e propri innovatori, come la super attesa Rosalía, che ha letteralmente imballato la zona dei due palchi principali, con un'affluenza incredibile di persone, molte lì solo per lei. Una catalana che canta un flamenco che a tratti si contamina con l'elettronica (James Blake, in scaletta sul palco opposto qualche ora dopo, che sale sul palco per cantare insieme il loro duetto ne è la controprova), a tratti con la trap e che parla per tutto il tempo del concerto in catalano riassume perfettamente in sé l'anima di questa edizione 2019 di uno dei festival che si è imposto da tempo come uno dei più amati non solo a livello europeo. 

Insomma, un'edizione che fa decisamente ben sperare per quelle che saranno le varie edizioni programmate per i festeggiamenti del ventennale che ricorre il prossimo anno: oltre alle tradizionali edizioni annuali di Barcellona e Porto si aggiungono infatti BenidormLos Angeles (Coachella avvisato, Coachella mezzo salvato) e una quarta località che ancora è avvolta dal mistero.

Un'edizione che rimarrà nella storia e che ha ufficialmente tolto la possibilità di rispondere "non è possibile!" a chiunque pensava che eliminare il gender gap nei festival musicali non fosse fattibile senza andare incontro a una disfatta certa. La nuova normalità è qui e noi non potremmo esserne più contenti. 

 

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