I ribelli degli stadi
Una fotografia inedita della tifoseria calcistica raccontata dall’autore di un best seller
14 November 2019

Grande tifoso del Bari, il giornalista Pierluigi Spagnolo propone uno spaccato delle curve italiane nel suo libro I ribelli degli stadi, pubblicato dalla casa editrice Odoya. Una ricostruzione storica, ma anche sociologica, del multiforme mondo degli ultras italiani, «un racconto per celebrare un secolo di tifo calcistico e cinquanta anni di tifo ultras», come spiega lo stesso Spagnolo.

 

Come è nata l’idea del libro?

Il libro è nato alla vigilia del 2018 per ricostruire mezzo secolo di tifoseria ultras. Quel mondo nasce infatti nel 1968, nel momento della ribellione studentesca, con quello spirito antagonista e ribelle che ha sempre caratterizzato il mondo delle curve degli stadi. 

 

Il libro è oramai nella top ten da tanto tempo…

È una situazione che mi ha molto sorpreso, favorevolmente ovviamente. Evidentemente c’era proprio bisogno di un racconto nuovo di questa realtà.

 

È vero che il mondo degli ultras sta invecchiando?

È sicuramente vero che nelle curve non c’è stato un vero e proprio ricambio generazionale. Ma è anche vero che spesso i quattordicenni e quindicenni ne sono attratti. In una società in cui le nuove tecnologie tendono a isolarci, andare allo stadio e guardare una partita assieme è sicuramente un bene, anche se in controtendenza.

 

Secondo te il mondo degli ultras calcistici è anacronistico?

Certamente la sovraesposizione del calcio in tv ha svuotato lentamente gli stadi. Le curve sono indiscutibilmente molto meno affollate del passato. Il progressivo abbandono degli spalti è iniziato nel 1995, con la nascita delle pay tv ed è arrivato ad oggi, quando non c’è una partita che non sia trasmessa in televisione. 

A volte questa realtà viene raccontata con tinte molto forti. Cosa pensi della demonizzazione del mondo delle tifoserie?

È un errore. Siamo di fronte a un sistema complesso. La curva è un po’ la fotografia in piccolo della società al di là dei cancelli dello stadio, non già un’isola felice. È una realtà di aggregazione trasversale.

 

Un calcio senza ultras potrebbe esistere?

Sarebbe estremamente noioso. Perderebbe quell’aspetto aggregativo, popolare, divertente. Perderebbe la sua magia. Spesso sugli spalti si consumano spettacoli migliori che in campo. Una partita non bella può essere bella invece per i colori e i canti che vengono dai tifosi. 

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